Museo/Monumento

Nuraghe Lugherras

Descrizione
LUGHERRAS Coordinate: 40°5'52"N 8°42'50"E Il nuraghe lugherras è uno dei circa 110 nuraghi censiti nel territorio di Paulilatino. Per raggiungere il nuraghe Lugherras uscire da Paulilatino e imboccare la SP 11 direzione Bonarcado, dopo circa 6 Km sulla destra si incontrano le prime indicazioni e bisogna proseguire su una strada sterrata per Km 1,5 circa. Si tratta di una struttura imponente e di importanza strategica, uno dei complessi nuragici più grandi di tutta la Sardegna centrale noto nell’ambito della letteratura archeologica grazie agli scavi condotti nel 1906 da Antonio Taramelli che riportarono alla luce una grande quantità di materiali riconducibili ai diversi periodi di frequentazione dell’edificio. Questo nuraghe fu abitato dai nuragici sino al periodo Punico, fine del VI o agli inizi del V secolo a.C, quando cadde in mano ai Cartaginesi che cercarono di distruggerlo, ma che in seguito lo trasformarono in tempio. Durante la successiva dominazione romana il nuraghe venne adibito a tempio dei culti di Demetra e Kore, sulla cima della torre centrale infatti era posizionato un piccolo tempio dedicato a Demetra, la dea della rinascita, di cui ora non si trova quasi più traccia, a testimonianza di questo vennero rinvenute tantissime lucerne votive di terracotta di epoca romana, da cui deriverebbe il nome del nuraghe stesso, dal sardo lugherras, cioè lucerne. Durante i primi scavi vennero alla luce anche bruciaprofumi, monete puniche e romane, statuette e anche reperti nuragici più antichi. Il nuraghe, di tipo complesso, è formato da tre parti costruite in diversi periodi: il mastio la cui fase costruttiva è riferibile al 1000 a.C. circa, il bastione quadrilobato con il cortile, che fu costruito tra il IX e il VII secolo a.C., e l'antemurale a perimetro pentagonale con le quattro torri esterne che furono innalzate tra il VII e il VI secolo a.C. L'antemurale è un po’difficile da individuare in quanto è ridotto al solo filare di base, mentre le quattro torri sono praticamente crollate, in parte interrate e coperte da vegetazione. Il nuraghe, invece, di tipo "a tancato", è in discrete condizioni. A sinistra dell'ingresso troviamo la torre esterna di grandi dimensioni, a pianta ellittica, che in origine era coperta a tholos (oggi in buona parte crollata), all'interno della quale troviamo l'imbocco di una scala, quasi del tutto crollata, che portava al terrazzo. Questa torre è collegata tramite due porte, una delle quali impraticabile, al cortile semicircolare, il cui bastione presenta ancora un'altezza massima di 6 m. Dal cortile si può entrare nel mastio, in buone condizioni di conservazione; nel breve corridoio d'ingresso troviamo a sinistra la scala che portava al piano superiore, oggi crollato, e a destra una nicchia; all'interno della camera possiamo ammirare la bellissima volta a tholos, ancora perfettamente conservata, e due profonde nicchie ricavate nella muratura, una delle quali forma quasi una piccola camera. Nel cortile, sulla sinistra dell'ingresso troviamo un pozzo per l'acqua con un diametro di circa mezzo metro e profondo più di 10 m., oggi coperto da un masso. Dal pozzo provengono numerosi materiali nuragici, comprendenti anche ceramiche della prima età del Ferro (sec. IX-VIII a.C.), che dimostrano la prosecuzione dell'utilizzo del nuraghe. Dal cortile si accedeva anche, tramite due lunghi corridoi coperti, alle torri laterali, delle quali quella a sinistra dell'ingresso del mastio è crollata. Il corridoio di destra è invece ben conservato e si può percorrere fino a raggiungere la torre, parzialmente crollata e interrata sul lato esterno; si pensa che un'apparente nicchia situata nella parte opposta all'ingresso della torre, possa essere in realtà l'inizio di un altro corridoio che portava alla torre più lontana del trilobo, che attualmente non è praticabile. Tutto intorno si trovano i resti di un villaggio nuragico, formato da capanne circolari. Dal luglio 2006 a maggio 2007 il nuraghe è stato oggetto di una nuova campagna di scavi condotta dal Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storico-Artistiche dell’ Università di Cagliari e dalla Soprintendenza Archeologica per le province di Cagliari e Oristano.

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